Andy Warhool morì nel grigiore

Me ne sto a leggere un Rolling Stones,dopo aver scelto tra un Vanity Fair e un gossip,in una giornata frivola al Blue Velvet,un hotel fatiscente e inesistente nella Boulevart.
Ripetono insistentemente le immagini di Neil Armstrong on the moon ma ora è il tempo di Billie Joe. Good morning Vietnam lo trasmettono tra dieci minuti.Ed intanto un Marlon Brando enigmatico mi fissa appeso a una parete di questo maledetto albergo.Troppo lontano dai malinconici motel.
Mi manca l'aria e il vento e il mio libro di Cornell Woolrich,mi manca New York blues anche se sprofondo nella tristezza.E da una vetrata vedo una donna che cammina e la sua borsa Dolce e Gabbana si nota più di lei. Chissà se voleva davvero questo.
E mentre continuo a percepire Bob Dylan nella mente, Mr tambourine man nel cuore,uno stereotipato ma anonimo cameriere mi lascia una crema catalana. Catalana. Che strano nome.Prendo il mio portafoglio,indegno per quest'ambiente e per di più in simbiosi con una spilla USA.Gli do i soldi. Ringrazia.Mi vorrebbe parlare. Probabile. Chissà. Ma non osa. Il batterista degli Who è morto. Molto tempo fa. James Dean odiava Norma Jean. Forse oggi non più. Ma no,non sono discorsi da farsi nella California dreaming. Chiudo la rivista.I l jube box suona Hero di David Bowie e penso che un eroe non sono e mai sarò.Questo non è il mio posto.I love New York scrive la mia t-short su nella camera 81 ma l'America non fa per me. Amo Johnny Cash e il Teennesee è la mia terra ma l'America non è il mio paese. Io me ne torno da dove vengo. L'America è nel mio cuore,ma il Blue Velvet linchiano non è mai esistito. Forse e per fortuna.

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