Desertificazione e felicità-il mio sentire,a 15/16 anni(scritto a 17)

Desertificazione e felicità

Terra ,sei un miraggio.
Mi hai accolto dicendomi “ecco, questo è il bel mondo”,quando sono venuta alla luce;ma ho visto il buio .
O visto da lontano carni al vento, stupri e aggeggi di tortura, e ho visto anche gente amarsi alla follia, uomini sacrificarsi per degli sconosciuti.E’ ho creduto non bastasse per ritrovare la pace.Ho creduto che, se anche solamente un bambino avesse continuato a esser vittima di qualcuno,non ci sarebbe stata più giustizia di prima.
Lo credo ancora.
Talvolta sento la mia anima, claustrofobica, che cerca di divincolarsi alla ricerca della salvezza. Accade quando le persone diventano mie nemiche, cessano di essere umane. Accade quando un bambino mi chiede aiuto con occhi strumentalizzati, ma di innocenza sincera, e conta in me, in qual momento.Ed io lo abbandono lì, cercando di essere il più diplomatico possibile, cerco di guardarlo negli occhi,con tutta la mia forza,e dirgli “mi dispiace”.E mi dispiace davvero.E allora cerco di piangere per tutto ciò che potevo dare e non ho dato.Per il mio ruolo mancato, per il mio destino da uomo fallito.Ma mi guardo attorno e vedo gente che ha visto cose peggiori delle mie e sorride.Le ha viste non da vittima,però, e mi domando come riescano, con disumanità, a vivere in pace con se stessi.Forse non per tutti, i dolori degli altri sono anche i propri.
Non reagii però nello stesso modo degli adulti, nel momento in cui scopri, attraverso libri, il mio essere schiava inconsapevole del mondo.Ebbi paura la prima notte e temo ancor oggi di essere rapita, torturata, dimenticata, mentre corro verso casa, in strade deserte nella notte illuminata da fari assenti.
Ma la prima cosa che feci come “ illuminata dalla
vera realtà”fu studiare gli argomenti appena scoperti e poi raccontarli agli altri.Forse è stata ed è la mia unica via di salvezza. Un’ immaginabile gioia incredula prende posto in me quando vedo la gente ascoltarmi, divulgare la verità come me, cambiare.La gioia di un insegnante, la gioia di un amico.
Compongo poesie sulla libertà, soffro, studio pianoforte, mi immergo nei ricordi delle mille tragedie lette.
E non sono triste.Sono felice?Non lo so. Sò però che non ho nessun diritto a non esserlo.Viaggiare sempre, aiutare le vittime tenute nascoste,certo, sarebbe tutto per me.Ma cerco di fare il più possibile e sono entusiasta che fino ad ora la mia libertà non è stata umiliata.

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