Ricordi di età arcobaleno
Echi di pallidi sparvieri felici
sormontavano le cime increspate di un settembre rosso
Quando li vidi ricordai il sussultare delle onde che mi travolgevano autoritarie come il vento
negli anni in cui ero bambino e correvo più veloce di ora, e senza fretta
Sebbene abbia vissuto centinaia di albe, di soli e di tramonti di respiri
l’età arcobaleno è sempre stata la più breve
La graziosa Akash mi insegnò a suonare il tamburo indiano
e come le bacchette di legno avessero il suono di cristalli
e i sassi il suono di fogliame
Quant’era delicato tutto,
nelle mani mie di ragazzo e in quelle sue!
E quando cominciai a sognare di vesti che non indossai mai nella mia epoca
e di padri dei quali vidi seri sorrisi non meno di centotredici guerre prima della mia nascita
capii che era tutto li
E non appartenevo a nulla
né al futuro, né al passato
forse all’attimo
Il giorno più felice fu quando in Canadà portai Jusu, figlio dell’umile capo della tenda sacra, nel bosco della paura
E poi dipingemmo con l’essenza liquida degli insetti spenti, sulle pareti della grotta
La Caverna dei giovani bisonti, la chiamammo
E ci gettammo nel lago e ci sfiorammo nel fondale bruno
lui nuotò che non sapeva ancora camminare da uomo
Quando sogno oggi nelle ore delle stelle, con inutili cuscini di piume finte e morte, sento i canti caldi e i tamburi antichi che mi chiamano per ricordarmi chi sono ancora ora
Sanno che mai potrò rinnegare il mio cuore guerriero e la mia anima di leopardo
I miei sacrifici di orso e il mio volare d’ aquila
Essi resteranno in me finché io sarò nel cuore anche di una sola anima di questo Popolo
Il Popolo della mia casa, la Terra dove nacque ogni mia Madre.
Echi di pallidi sparvieri felici
sormontavano le cime increspate di un settembre rosso
Quando li vidi ricordai il sussultare delle onde che mi travolgevano autoritarie come il vento
negli anni in cui ero bambino e correvo più veloce di ora, e senza fretta
Sebbene abbia vissuto centinaia di albe, di soli e di tramonti di respiri
l’età arcobaleno è sempre stata la più breve
La graziosa Akash mi insegnò a suonare il tamburo indiano
e come le bacchette di legno avessero il suono di cristalli
e i sassi il suono di fogliame
Quant’era delicato tutto,
nelle mani mie di ragazzo e in quelle sue!
E quando cominciai a sognare di vesti che non indossai mai nella mia epoca
e di padri dei quali vidi seri sorrisi non meno di centotredici guerre prima della mia nascita
capii che era tutto li
E non appartenevo a nulla
né al futuro, né al passato
forse all’attimo
Il giorno più felice fu quando in Canadà portai Jusu, figlio dell’umile capo della tenda sacra, nel bosco della paura
E poi dipingemmo con l’essenza liquida degli insetti spenti, sulle pareti della grotta
La Caverna dei giovani bisonti, la chiamammo
E ci gettammo nel lago e ci sfiorammo nel fondale bruno
lui nuotò che non sapeva ancora camminare da uomo
Quando sogno oggi nelle ore delle stelle, con inutili cuscini di piume finte e morte, sento i canti caldi e i tamburi antichi che mi chiamano per ricordarmi chi sono ancora ora
Sanno che mai potrò rinnegare il mio cuore guerriero e la mia anima di leopardo
I miei sacrifici di orso e il mio volare d’ aquila
Essi resteranno in me finché io sarò nel cuore anche di una sola anima di questo Popolo
Il Popolo della mia casa, la Terra dove nacque ogni mia Madre.
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