Scrivere, e nel cuore si agita una
tempesta
lacrime che scivolano insistenti e
coraggiose
ad esse ci si inchini non a quelle
composte, dinanzi i feretri
scrutare in se senza aver mai il soffio
d'un plenilunio
l'anima perennemente come una fiamma
che fissa l'astro più lucente
dopo mille eclissi osservate, ancora
lontana è la cecità
lampi di immagini passate, abiti di
dolore
com'è funesta la sorte di colui che si
vede
e non sa a quale organo attribuire
questo o quest'altro supplizio
Nè dormire cento notti, né osservare
il mare
né accarezzare una madre , né
confessarsi a un amico
il tempo dell'anima non da indizi
per strade aguzze potrò camminare
scalza un giorno
e sarà la pioggia dei miei occhi ad
aver smussato ogni ciottolo
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