Il cuscino bianco, colorato
dai tuoi capelli arricciati
da me bramati
i tuoi occhi sognanti,
come il vespro luminosi
dal piacere incantati
intrappolavano ragni distratti nella
tela
uomini innamorati, persi fuori di sé
dentro di te
e assaporavano il buio di quella stanza
rose color pesca, compatte
come la più carnosa delle bocche
incrinata dal dolore si socchiudeva in
piacere
quella tua
eri così, tra l'estasi e il restio e
l'improvviso
pari a onde che si ritraggono sulla
battigia
e s'alimentano e sussultano come fuoco
indugia
il tuo corpo pallido come la luna
sabbiato, levigato
quanto solo in parte colgo
e mano femminea mi narrerebbe
vorrei prenderne in prestito una
che adori te, demone perturbato
sul ciglio di un crepaccio
voleresti come un angelo caduto
per raggiungere terre di esperienze
oscure
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